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La truffa del pongo

4204-auto-nuova-graffiLa truffa del pongo ha per vittime gli automobilisti ed è una variante della famosa truffa dello specchietto  dove il truffatore fa credere alla vittima di essere stato urtato riportando un danno allo specchietto dell’auto, danno che in realtà era già presente.
A volte i truffatori rompono di proposito lo specchietto di una qualsiasi vettura parcheggiata ed adescano le vittime facendogli credere che, passando con la loro autovettura, abbiano rotto lo specchietto, contestano un danno sommario e chiedono i soldi in contanti “perchè altrimenti ti aumenta l’assicurazione”. La vittima paga ovviamente per convenienza.

La variante che ci hanno segnalato consiste nell’utilizzo da parte del truffatore (spesso più di uno) di una pallina di pongo che viene lanciata durante un sorpasso fatto dalla vittima.

Il pongo, data la velocità di corsa delle auto, si plasma nella carrozzeria e fa credere alla vittima di avere subito un danno, di avere in effetti urtato una vettura mentre la stava sorpassando, del resto la particolarità del pongo, oltre al botto “sordo” simile ad un urto fra due vetture, lascia evidenti righe di colore bianco nelle carrozzerie.

La vittima si ferma per capire cosa sia accaduto, anche perchè viene inseguito dall’auto dei truffatori che iniziano a lampeggiare e suonare. Molti si dimostrano amichevoli e gentili, altri arroganti e dai modi bruschi e precisi, l’epilogo è sempre lo stesso, viene mostrato un graffio già fatto in precedenza, vengono chiesti dei soldi, si finge un accordo fino a chiedere quanto la vittima ha in tasca, nella peggiore delle ipotesi la vittima viene accompagnata ad un bancomat. Qualche centinaia di Euro, giusto per non segnalare il danno all’assicurazione, altrimenti questa aumenta.

COME AGIRE?

In primo luogo MAI dare soldi a chi contesta un incidente, controllare i danni sulla propria vettura e su quella “urtata”, i graffi fatti dal pongo vengono via grattando leggermente la carrozzeria apparentemente danneggiata.

Se la controparte si dimostra aggressiva, se pretende denaro, chiedete aiuto ai passanti e chiamate le forze dell’ordine.

Ci sono pervenute comunque segnalazioni un po’ da tutta Italia.

 

 

Estorsioni nelle chat di Facebook. Criminali agiscono da tutto il mondo

estorsioni-550Gli investigatori hanno da tempo individuato un gruppo di criminali dediti all’estorsione sui social network ed in particolare Facebook. La polizia ha davvero un mare di segnalazioni anche da utenti italiani.
Purtroppo i malviventi agiscono da vari punti del mondo ed utilizzano false identità e falsi indirizzi di connessione rendendo difficilissimi gli arresti.

ECCO QUELLO CHE ACCADE, FATE ATTENZIONE:

Una ragazza attraente chiede l’amicizia su Facebook ad un utente ignaro, dopo un po’ inizia una conversazione in chat nella quale la ragazza si dimostra molto disponibile fino ad arrivare a chiedere un contatto Skype.
Iniziano i primi contatti telefonici ed è la stessa ragazza a pilotare la conversazione su un piano erotico, viene chiesto di accendere la webcam, inizia in poco tempo quello che è un rapporto sessuale di tipo virtuale dove vittima ed interlocutrice si spogliano, si masturbano e, insomma, fanno quelle cose che gli adulti  fanno nelle chat con le videocamere…

L’ESTORSIONE

Dopo pochi minuti di videochat la conversazione si interrompe ed i criminali contattano la vittima mostrando una registrazione video intitolata “Il signor (segue il nome e cognome della vittima) si masturba davanti ad una bambina” .

Il video , registrato dalla ragazza in chat ad insaputa dell’interlocutore,viene messo su Youtube e mostrato alla vittima, nel giro di pochi minuti lo staff di Youtube rimuove il video perchè contro i termini di servizio. La vittima è terrorizzata ma l’interlocutore incalza “Dammi 20.000 Euro o lo diffondo sul tuo profilo Facebook, ai tuoi amici, su tutti i servizi video di Internet, a tua moglie, al tuo posto di lavoro, alla polizia”.

Inizia spesso una trattativa  e le vittime finiscono col pagare cifre che si aggirano attorno ai 1.000 Euro, pur di mettere a tacere tutto. Non basta perchè, una volta pagato, vengono chiesti successivi pagamenti fino a portare le vittime ad una condizione di vita terribile ed insostenibile, si segnalano anche casi di suicidio.

COSA FARE

Ecco cosa fare se siete vittime di queste estorsioni: in primo luogo sappiate che questa estorsione è conosciuta dagli investigatori i quali sanno che non avete commesso nulla di male, per quanto imbarazzante sia la situazione gli investigatori sapranno mantenere il massimo riservo.
E’ importantissimo NON pagare e salvare il testo scritto in chat dai malviventi, più elementi vengono forniti alla polizia, più gli investigatori avranno materiale su cui indagare.
La denuncia deve essere fatta il prima possibile, non restate soli nel vostro problema e cercate di impadronirvi di tutti gli elementi necessari da fornire agli investigatori (nomi dei ricattatori, numero del conto corrente su cui vogliono che versiate i soldi, contatti Skype ecc.).

Tenete presente che, spesso, queste azioni vengono compiute da persone che parlano un italiano approssimativo, questo può essere un campanello d’allarme utile.
Ricordate che il vostro silenzio aiuta i criminali, se siete vittima di uno di questi ricattatori denunciatelo subito, gli investigatori sapranno arginare il danno e sapranno impedire che le vostre vite vengano rovinate. Terze persone non verranno a sapere nulla.

 

Terminal Investigazioni

 

 

 

 

 

Riconoscere un sito truffa

E’ molto difficile rintracciare un truffatore che si è appropriato dei vostri dati sensibili (nome, cognome,carta di credito, password ecc.) questo perchè chi pratica queste truffe altera il proprio indirizzo IP di navigazione.
Ogni connessione, ogni computer, ha un indirizzo identificativo denominato, appunto, IP (Internet Protocol) che ha lo stesso ruolo di un’impronta digitale.
Quando si naviga in Internet il nostro IP rimane scritto all’interno dei siti che visitiamo, ecco perchè una persona dedita al crimine informatico ha la necessità di cambiare questo indirizzo, un po’ come se indossasse i guanti durante un crimine per non essere rintracciato.
Utilizzando un proxy (tradotto significa “intermediario”) maschera ed altera il proprio indirizzo IP rendendo praticamente impossibile la postuma identificazione da parte degli investigatori, anche perchè questo indirizzo continua a modificarsi rimbalzando di nazione in nazione.

ALLORA COME TUTELARSI DAL FURTO DI DATI SENSIBILI?

In primo luogo siamo noi, solo noi utenti a fornire i dati ai criminali, di volta in volta che acquistiamo, ci registriamo sui siti, chattiamo.

Regola:  nessuno ma proprio nessuno può chiedervi le vostre password.

Supponiamo che riceviate un’email dalle Poste Italiane (o altri enti) in cui vi viene chiesto di confermare i vostri dati pena la cancellazione dell’account o, addirittura, il blocco del conto, ecco nessuno può chiedervi la password, bisogna ricordare che la password è un dato personale che dobbiamo conservare esclusivamente per noi stessi. Se rispondete a queste email vi verranno rubati i dati e svuotato il conto corrente. Ricordate di accedere ai servizi sempre tramite i siti ufficiali.

COME RICONOSCERE UN SITO UFFICIALE DA UNO FALSO

Ogni qualvolta che si accede al sito del proprio istituto bancario, al sito delle poste o ad un sito in cui si devono inserire o vengono conservati dati di carte di credito, accertarsi che il prefisso del sito sia HTTPS e non HTTP.

Nel caso delle Poste Italiane accediamo con questo indirizzo:

https://www.poste.it/

NON accediamo con questo indirizzo:

http://www.poste.it/

Come noterete c’è una lettera S in più, la barra di navigazione, a sinistra, si colora di verde e, se clicchiamo sopra, vediamo che il sito è sicuro, riconosciuto come tale dalle autorità che rilasciano i certificati SSL atti alla navigazione sicura e criptata.

Ogni volta che effettuiamo una registrazione in cui viene chiesta la carta di credito o un pagamento online dobbiamo assicurarci che il sito abbia prefisso HTTPS solo così saremo sicuri che la navigazione è criptata da un potente algoritmo e non intercettabile da terze persone.